giovedì 29 marzo 2012

Coincidenze ???


Sono passata a prendere Rosaria verso le 18. Un paio di ore prima Marzia mi aveva chiamato dicendomi che aveva bisogno di vederci, che c’era una novità. Una grossa.  Non la vedevo da almeno 2 mesi. Poi un giovedì pomeriggio dice che ha urgenza e che ci si vede in piazza. E’ incinta. ho pensato. Da meno di un anno ha conosciuto un uomo di 38 anni, 13 più di lei. E da febbraio convivono. Sono sempre stata scettica su questa storia. Ma lei al telefono sembrava euforica.  
Siamo arrivate in ritardo. Marzia ci stava già aspettando. C’era un sole caldo e piacevole. Ci siamo sedute al bar.  Crodino e stuzzichini.  Marzia chiacchierava serena e sembrava non arrivare mai al dunque. E’  l’uomo della mia vita, diceva, il punto fermo che non ho mai avuto. Suo padre è andato via quando lei aveva 2 anni. Da allora l’ha visto una decina di volte. A natale o a ferragosto. E lei ha cercato un uomo per sostituirlo. Psicologia spicciola. Ma da un anno lei è cambiata. E’  rinata. Era un’anima inquieta che cercava amore tra le braccia di sconosciuti. Oggi è una donna stabile.
D’improvviso dalla borsa tira fuori quella che a primo sguardo mi è sembrata una lettera. Ma quando l’ho avuta tra le mani ho scoperto si trattava di un invito. Ad un matrimonio. Il suo. A fine luglio.
- Sei incinta ?   ho detto senza pensarci
- Non essere stupida.   ha detto sorridendo
- Beh. .. Luglio è vicino
E così lei ha raccontato  della romanticissima proposta di matrimonio e ha mostrato il solitario. E che lui aveva già prenotato chiesa e ristorante. Fiori e fotografo. E che a lei toccava scegliere solo l’abito da sposa ed arrivare puntuale. Rosaria si è emozionata a sentire i particolari. Io sorridevo ipocrita.
<< Eccolo un altro che cerca di programmarle la vita. >> Ho pensato. << Ecco un altro che non le lascia nemmeno decidere dove vuole sposarsi e quando >>. 
Le mie amiche stanno per sposarsi o sono già sposate, stanno per laurearsi o sono già laureate, hanno un lavoro o un figlio, hanno un progetto, una meta. E IO ???
e così mentre Marzia e Rosaria discutevano sui confetti e sulle bomboniere l’ho visto osservarmi.  Dall’altra parte della piazza. Gianluca. Più robusto, più uomo, più bello.
Ho ricambiato il suo sguardo. E lui si è avvicinato al tavolo.  Ha salutato le ragazze poi me, sfiorandomi le guance con la barba appena accennata  e si è seduto senza che nessuno l’avesse invitato a restare. Ha chiesto un bitter e il nostro conto.
- Cosa ci fai in città? 
pensavo non sarebbe tornato prima della destinazione definitiva.
 - Fine settimana di licenza -  ha detto con un sorriso appena accennato
Rosaria mi ha guardato sconvolta. Da quelle poche parole era chiaro che l’avevo sentito. Era chiaro che c’era qualcosa che non avevo spiegato. Che non avevo avuto il tempo di fare.
Marzia l’ha stuzzicato un po’ ricordando i pomeriggi passati insieme anni prima e lui ha risposto a tono prendendola in giro quando,  abbassando gli occhi sul tavolo. ha visto  le partecipazioni alle nozze.
- Ti sposi ? mi ha chiesto quasi sconvolto
 - No.  ho risposto con fermezza quasi a volerne escludere anche la remota possibilità.
- Mi sposo io non preoccuparti. è intervenuta Marzia
Ha sorriso sollevato. << Pensavo di essere arrivato tardi. >> Ha detto ridendo.
Forse è già tardi. Avrei dovuto dire. Ma sono stata zitta.
In macchina Rosaria sembrava arrabbiata. Mi ha detto che avevo usato il nostro  appuntamento per rivedere Gianluca. Che era chiaro che c’eravamo sentiti. Che Giorgio non lo merita.  Le ho spiegato che non l’avevo programmato. Che nemmeno avevo pensato a questo.  Ma non mi è sembrata convinta.  
<< Vuoi farmi credere che è solo un caso  ??? che per 5 anni non vi siete mai incontrati e capita di vedervi  un pomeriggio dopo che l’avevi risentito? Coincidenza?  >>
Già, Coincidenza ???

mercoledì 28 marzo 2012

Fantasmi dal passato


Bentornata vecchia amica mia. Ti ho sentito arrivare. Lenta,infida, insidiosa. Latente nella parte più recondita della mia mente. Ho cercato di respingere la tua presenza  negando l’evidenza, rifiutando quello che ormai è palese da mesi. Sei tornata. Ti sei insinuata piano, in un pomeriggio di inizio primavera quando, guardandomi allo specchio,  ho provato ribrezzo per me, e le mie cosce bucherellate. Ho scacciato immediatamente l’IDEA.  Ma il giorno dopo ho comprato una crema anticellulite.  E quello dopo ancora una bilancia per alimenti, ho cominciato a pesare tutto e a contare le calorie. Quando ho tirato fuori il metro da sarta tutto mi è stato chiaro. Sei  di nuovo qui, probabilmente non mi ha mai abbandonata. Bentornata ossessione.
In pieno disturbo ossessivo compulsivo sono costretta a controllare tutto, dalle calorie ingerite al peso, a riordinare tutto, dalla camera all’armadio in rigorosa disposizione cromatica, ad organizzare tutto, dai pasti allo studio. E la mia autostima dipende dal rispetto o meno di questi ordini auto impartiti. Il fallimento è inevitabile e si manifesta con crisi di ansia e pianto, con abbuffate di cibo e lassativi. Per poi ricominciare il giorno dopo con ulteriori restrizioni e ulteriori, inevitabili, fallimenti. Dicono che si chiami ortoressia, qualcuno direbbe che il tutto risale ad una carenza di affetto, ad una voglia di attenzione,  alla paura dell’incerto. All’ostinato protendere alla perfezione convinti che sia l’unico modo per farsi amare. Per amarsi.  Molti non capiscono. Di certo, tutti giudicano.
Bentornata nefasta amica mia. Ma non aspettarti ospitalità, questa volta non mi trovi inerme, disarmata.  Non sono disposta ad accoglierti, a dividere con te la mia vita. Non ti lascerò decidere del mio umore in base ad un numero, ad un voto, ad uno sguardo.
Bentornata maledetta amica mia.  Sono pronta a combatterti. E a vincere.

domenica 25 marzo 2012

Ho bisogno di tempo


Ho deciso. E gli ho scritto un messaggio di posta. Strano non avere il suo numero di cellulare per comunicare. In realtà ho ancora il suo vecchio numero.  Anche se non so se lo usa ancora. E’  stato il primo che ho memorizzato sulla mia nuova scheda. Di certo lui non ha il mio. Gli ho scritto che non posso. Che ho avuto un impegno imprevisto. Sono stata tutta la mattina a pensare ad una scusa plausibile. Alla fine sono stata vaga. Gli ho anche detto che magari la prossima volta che scende potevamo vederci. Anche solo per un caffè. Ho preso tempo. Ora non è il momento. Non posso permettermi di scombussolare la mia vita così. Devo studiare, devo dimagrire. devo trovare un equilibrio. Giorgio c’è. E ci sarà. Sempre.  Di questo sono certa. Intanto aspetto. Magari torna da Milena.
Ho deciso ieri. Ho deciso di colpo, quando ho visto  Giorgio sorridere. << Ho prenotato per un weekend di pasqua. Un po' di tempo, io e te soli  >> mi ha detto. Ed io ho capito che non potevo. Che di Gianluca sa più di quanto dovrebbe. E non potevo mentirgli. Perché il primo amore ha sempre il fascino dei vecchi ricordi. Che rivederlo sarebbe stato tornare indietro, in un passato ormai remoto. Ho bisogno di andare avanti. Ma ci vorrebbe un addio.
Il pomeriggio l’ho passato da Valeria. Ripetere insieme aiuta a limitare le distrazioni. Ma lei si è accorta della mia assenza. Le ho raccontato tutto. Come un fiume in piena. Quando le ho detto della sorpresa delle vacanze sono certa di aver letto nei suoi occhi una punta di invidia. E malinconia.
<< Giorgio è un uomo speciale, non lasciartelo scappare >> il suo commento. Probabilmente non ha pensato che, forse, mi sarebbe piaciuto decidere dove passare la pasqua.
Gianluca ha risposto. << Ok.>> Dice. << Ci sentiamo. Magari tra 5 anni >>. E basta.  Dopo questa risposta sono convinta di aver preso la decisione giusta. Intanto, ieri, per andare da Valeria ho preso la strada più lunga. Quella che passa davanti casa sua.

martedì 20 marzo 2012

Paralizzata

Sono paralizzata, bloccata in ostaggio di un’ansia esagerata. Sto preparando la tesi, intanto devo dare  un esame. L’ultimo grande esame della mia vita. E sono in crisi. Totale. In questi giorni ho mangiato tanto e male. Vomitato quasi tutto. Sono dimagrita. Sembro dimagrita per il viso scarno e le occhiaie. Ho notato capelli bianchi e nuove rughe. Mi sono odiata, trascurata, trascinata da una stanza all’altra. Ho studiato. Ripetuto. Dimenticato. 

Sono giorni che non esco di casa, nemmeno per buttare la spazzatura. Nemmeno per guardare il cielo dal terrazzo di casa mia nei giorni di pioggia, come facevo di solito per calmarmi. Niente. Ho paura. Che possa succedermi qualcosa. Una paura folle e immotivata. Perchè la mia camera è in disordine e se muoio non ci sarebbe nessuno a rimettere in ordine i libri, i vestiti sparsi sulla sedia e, ormai anche sul pavimento. 

Farnetico cose senza senso. E ne sono consapevole. Ma questa consapevolezza non mi aiuta. Mi fa solo sprofondare in una tristezza senza via d’uscita.

E’ buio. Tutto buio in casa mia. Oggi è una bella giornata. Ma studio alla luce di una lampada. la luce artificiale non mi fa stabilire un limite temporale. Che sia mattina, pomeriggio o sera è sempre la stessa. E io continuo a studiare, a sfogliare a camminare imprecando.

Intorno il caos. il letto sfatto, i vestiti appallottolati, libri, appunti. Scatole di scarpe e di merendine vuote. Yogurt finiti, tazzine sporche di fondo di caffè. E silenzio. Totale silenzio. Interrotto dalle grida di un bambino in lontananza. Grida di gioia. O di disperazione?

Sto impazzendo. Mi sta sfuggendo di mano. Questa non sono io. Questa non è la mia casa. Questa non è la mia vita. Sto sognando? Perchè non viene qualcuno a svegliarmi da questo torpore dell’anima? perchè non c’è qualcuno a scuotere la mia vita? Ho bisogno che qualcuno mi aiuti a ridare giusto valore alle cose. Ho bisogno di ridefinire le mie priorità. 

lunedì 19 marzo 2012

Lui turba i miei pensieri


Gianluca mi ha contattato ancora. E poi ancora. Prima il messaggio privato di buongiorno in cui mi scrive che gli ha fatto piacere risentirmi. Poi appena ieri sera mi collego, lui è ancora li. E subito mi scrive. Abbiamo chiacchierato virtualmente per quasi 3 ore. Piene. A parlare di tutto. Dai vecchi amici a come sono cambiate le nostre vite in questi anni. E mi ha detto che il prossimo fine settimana torna in città, probabilmente l’ultima volta prima della destinazione definitiva. Che mi deve ancora un gelato, per una scommessa vinta più di 5 anni fa. E che vuole saldare il debito. Che lui paga sempre i suoi debiti.  L’avevo completamente rimosso. Mi dice sabato pomeriggio. O domenica. O quando voglio. Tentenno. Poi accetto. E mi ha chiesto di Giorgio. Sono stata lapidaria. Volutamente. Perché???
Perché non gli ho detto che la nostra  è una storia solida ???  perché non gli ho detto che Giorgio riempie la mia vita ed il mio cuore ??? probabilmente perché avrei dovuto mentire. perché non gli ho chiesto spiegazioni, un motivo, uno solo, per cui , all’improvviso, dopo anni di silenzio ripiomba nella mia vita ???
Da quando è ricomparso il mio umore ha avuto una brusca impennata. E’inutile negarlo. Ho pensato molto a lui. E a come sarebbe potuto essere. Forse è solo la mia vanità di donna. Ha solleticato il mio ego sopito saperlo, dopo tanti anni, a pensare ancora a me. Ho passato una notte insonne, ma serena.  Mi sono alzata motivata. Doccia, colazione leggera e ho aperto il libro. Il primo capito è scivolato via veloce, piacevole. Poi il dubbio. Atroce. Che si insinua lento e ingloba ogni pensiero. La fidanzata storica l’ha mollato e lui è talmente disperato da contattare la prima disponibile ??? in caserma ci si annoia e lui e i suoi commilitoni si sono divertiti alle spalle di una povera ingenua ??? stupida. Talmente stupida e sprezzante da non difendere il suo amore dagli attacchi di uno sconosciuto. Stupida e disperata. Cosi disperata da vendere una storia di quasi 8 anni per un complimento ipocrita. La felicità è diventata dubbio, il dubbio è diventato rabbia. La rabbia ha portato collera. E pianto. Inconsolabile.
Il libro aperto. Umido di lacrime. Ho guardato il capitolo e le pagine che avrei dovuto studiare da programma. E mi sono odiata. Profondamente.  Piangevo senza nemmeno sapere il perché. Forse è l’ansia dell’esame che si avvicina e la consapevolezza di non aver fatto abbastanza.  Forse sono i sensi di colpa, che latenti dall’abbuffata dell’altro giorno, mi hanno ricordato con prepotenza quei chili in eccesso, e la pancia gonfia, e le cosce bucate di cellulite e il seno cadente. Forse è il pensiero di Giorgio e del mio amore imperfetto. O forse è proprio Gianluca ed il suo insinuare prepotente un’idea nella mia mente.  Ho cercato di allontanare dalla mia testa l’immagine di lui. Sorridente. E dei suoi occhi verdi. E di quel neo appena visibile ai lati del labbro superiore.  E vagheggiando, ho rivisto noi, nel bar di fronte a liceo, e quel gelato promesso anni fa.
Ho asciugato le lacrime. E acceso il computer. Gli scrivo e gli dico che non posso. Non posso perché non ha senso. Non ha senso rivedersi dopo anni di silenzio mettendo a rischio il mio rapporto con Giorgio per causa sua. Ancora. Ma forse Giorgio non dovrebbe saperlo. Perché Giorgio dovrebbe condizionare il mio desiderio di rivedere un vecchio amico ??? perché di un amico si tratta. Certo. Gianluca è solo un amico con cui ho condiviso un pezzo della mia vita. E io voglio rivederlo. Voglio chiedergli come sta e guardarlo negli occhi mentre mi risponde. Non voglio immaginarlo dietro ad un computer a scrivere. Voglio vederlo. E parlargli. E sorridere. Forse a Giorgio potrei dire che ci siamo incontrati. Per caso. O forse non dovrei mentirgli.  O forse non dovrei mentire a me stessa . . .

venerdì 16 marzo 2012

Ma io ti piaccio ancora ?

 ieri pomeriggio avevo quasi trovato la concentrazione giusta per studiare. Che studiare in questi pomeriggi assolati è sempre triste ma quando l’esame incombe ... me ne stavo seduta alla scrivania di camera mia, tra uno sbadiglio, un libro e mille fogli, evidenziando di tanto in tanto con colori diversi che la cromoterapia è un ottimo rimedio e poi mi dà l’illusione di aver studiato,  quando mi chiama Giorgio.  Mi chiede se posso aiutarlo a sistemare le ultime cose a casa. Che alla veneranda età di 30 anni ha deciso di abbandonare mammà e di trovarsi un appartamento per conto suo. Gli dico ok, che è vero avevo trovato la concentrazione ma mi ci vuole un attimo a perderla.  La casa è carina. Bilocale più servizi. Molto luminoso. C’è anche un piccolo terrazzino. E devo dire che l’ha arredata bene. Ha gusto il ragazzo.
Gli ho ordinato  la cucina, mentre lui pensava all’armadio. Piatti, bicchieri, stoviglie varie e si è fatta ora di cena. La casa era quasi sistemata ma il frigo irrimediabilmente vuoto. Lui aveva voglia di kebab io avrei mangiato volentieri una dozzina di involtini primavera. E’ finita che ci siamo ordinati due pizze.
Dopo cena mi sono alzata per lavare i piatti e lui si è catapultato sul divano. Prove generali di convivenza. Che poi volevo dimostrargli di essere una da sposare ... che poi per 2 bicchieri e 2 coltelli ...
E all’improvviso ho sentito il suo respiro sul collo mentre mi abbracciava da dietro. Mi sono voltata lentamente.  Ha cominciato a baciarmi piano.  Poi sempre più deciso. Poi con passione.
Spegni la luce. No. E mi sono ritrovata contro il tavolo della cucina.
Smettila dai, andiamo in camera. No. E mi ha afferrato con forza le cosce.
Giorgio piantala. E mi ha sbottonato la camicia.
Sono riuscita a divincolarmi e a nascondermi in camera da letto. Lui mi ha seguito. Ha spento la luce.
Mi sono rivestita subito. E all’improvviso guardandomi fisso, il volto tirato : " ma io ti piaccio ancora ??? "
"certo. Stupido" con  l’espressione  più rassicurante possibile. Ed ho cambiato discorso.
Come lo spieghi ad un uomo così qual è il problema vero??? Come glielo dici che mentre lui ti spoglia cerchi di coprire la tua pancia gonfia, di nascondere quel seno cadente ??? come potrebbe capire che mettersi a nudo, ancora dopo tanti anni, ti crea fastidio,  imbarazzo, terrore??? Che fare l’amore non è più così naturale, spontaneo ??? come glielo dici che la luce spenta e il missionario sono l’unica soluzione per una che è frigida nell’anima ??? come???
Giorgio è un ottimo fidanzato. Quello giusto per me,  mi sono detta per anni. Ma ha un difetto. Forse il peggiore di tutti : è distratto. talmente assorbito dal lavoro da non rendersi conto che sto scivolando. Ancora. Irrimediabilmente.  Talmente assorto da non vedere, non capire. Perché quando si è così pragmatici non si può comprendere. Forse non si vuole. perché per lui il dolore è solo fisico, la malattia è solo del corpo. Come può far male l’anima ???
" resta con me stasera " mi ha detto prendendomi per un braccio poco prima di varcare la soglia di casa. "Non posso "  gli ho risposto baciandolo dolcemente. E ’ che forse non voglio. Resta con me. Ha detto. Stasera. Ha aggiunto.


lunedì 12 marzo 2012

A volte ritornano ...


Me ne stavo impigiamata, comodamente sdraiata sul lettone ad aspettare che lo smalto asciugasse. Il portatile ad ustionarmi le cosce nude mentre navigavo sui profili  facebook di ex del mio ragazzo e conoscenti che nemmeno una stalker  professionista. Il sonno quasi prendeva il sopravvento. 
Una richiesta d’amicizia. Gianluca. Gianluca ??? Accetto senza pensarci troppo.
Gianluca. L’ultimo vago ricordo, annebbiato dai postumi di una sbronza colossale,  risale a più di 6 anni fa. Scendendo dal pullman che ci riportava a casa dalla gita di V liceo. Ricordo i suoi profondi occhi verdi. Gonfi di sonno ma non per questo meno espressivi. Ci vediamo. Mi disse. Poi il silenzio.
La finestra della chat si apre. Lui.
Ciao
Ciao
Come stai ?
Bene, tu?
Anche io
Gianluca. Quanti ricordi. I più belli della mia vita. Gianluca mi riporta ad un periodo spensierato di quasi un decennio fa. Pomeriggi assolati e motorini. Compagnia e risate. E il liceo. Che detestavo ma che mi manca come un vecchio amante tradito. E se chiudo gli occhi riesco ancora a vedere l’ingresso austero del palazzo, a sentire il profumo di candeggina mista ad umidità che ti assaliva appena salite le scale e, sulla destra il nostro corridoio  e , in fondo al corridoio, le nostre classi. Vicine. E i nostri banchi. Separati solo da quel muro. Gianluca. E gli appuntamenti nell’atrio dei distributori. Gianluca. E il suono della campanella che ci liberava da quella tortura solo per vederci, 10 minuti, prima di tornare a casa. Gianluca. E i suoi baci timidi. Gianluca. E il nostro non amici non fidanzati. E poi ? cosa è successo dopo ?
Dopo ho incontrato Giorgio. Dopo ha incontrato Milena.  Giorgio. Più grande, più maturo, più sicuro. Giorgio, tutto quello di cui credevo di avere bisogno. Il porto sicuro in cui attraccare la mia nave in tempesta. Giorgio che mi ha salvato dalla deriva. Anche solo per poco. Erano quelli i tempi delle prime diete. E dei primi fallimenti. Avevo perso peso. E mi sentivo sicura. E mi sentivo forte. Forte perché riuscivo a dominare il più primitivo degli istinti: la fame.  Ma qualcosa dentro me si stava sgretolando. Giorgio è arrivato in tempo per arginare la frana. Ma non è bastato. Nessuno basta mai. Dopo i primi anni di amore travolgente, quando tutto sembrava lontano, una sera qualsiasi di un mese qualsiasi, con gli amici,  scherzando mi aveva definito un mutuo a tasso variabile  ... e a peso variabile.  Risate. Avevo preso più di dieci chili durante la nostra storia. A 16 anni pesavo 38 kg. A 20 quasi 50. Ero una ragazzina. avevo il fisico di una ragazzina. Mi giustificai. Scherzava ovviamente. Fu l’inizio della fine.
Studi ancora ?
Eh si.
Medicina vero?
Si
Eh si è un po’ lunga
E così scopro che lui è in accademia militare. Che a breve avrà la destinazione definitiva. Che Milena l’ha lasciato all’inizio dell’anno senza un perché, senza una spiegazione. Sembravano una coppia così solida, affiatata.  << I loro figli saranno bellissimi >> pensai la prima volta che li vidi insieme. Lei lo amava. Sopra ogni cosa. E si vedeva. Dal modo in cui lo guardava. Dal modo in cui, la mattina del ritorno a casa, nel pullman della gita, lo perdonò senza domande. La sera prima Gianluca aveva bussato alla porta della mia camera. Ai tempi,  con Giorgio la storia era altalenante. Il mio umore era altalenante. E con esso la nostra relazione. Eravamo in pausa. Perché io non riuscivo a gestire i crampi allo stomaco. Perché avevo iniziato ad ingerire quantità industriali di calorie e lassativi e, inevitabilmente, Giorgio ne aveva pagato le conseguenze. Senza accorgersene. O fingendo di non notare.
Quella sera la passammo sotto un cielo invernale stranamente sereno. A parlare, a parlare di noi. Per Giorgio fu peggio di un tradimento. E mi piantò definitivamente. Ma poi tornò. Perché lui torna sempre.
Ti ho vista l’altro giorno?
Quando?
Domenica mattina. Ero in città
Dove?
Stavi andando al parco. Ero in macchina
Non ti ho visto
Mi sono fermato per lasciarti attraversare
Vero?
Eh si. Non sei cambiata affatto.
Forse voleva essere un complimento. Mi è sembrata un’offesa.

sabato 10 marzo 2012

Deliri mattutini


Ieri mattina sono andata all’università. Mancavo da qualche giorno. Ultimamente faccio fatica a stare in mezzo alla gente. il panico mi prende all'improvviso. 
A lezione ho trovato posto dietro Miryam. Dietro la Miss perfezione, la signorina trenta e lode. Quella che dopo la Cinzia C dei tempi del liceo è diventato il mio termine di paragone. Forse sono invidiosa. Di sicuro lo sono stata. Ero seduta dietro ma un po’ di lato in modo da osservarne i lineamenti delicati ed il profilo perfetto. Mentre prendeva appunti, di tanto in tanto, passava la mano smaltata tra la capigliatura corvina.  Non può essere il suo colore naturale. Così scuro, cosi lucido. Sono certa che li tinge. Di sicuro quello non è il colore della sua carnagione. Quell’incarnato olivastro deve essere il frutto di sedute e sedute di lampade. Così ,  mentre il professore si sforzava di rendere comprensibile la Billroth II con un filamto pessimo,  mi sono messa a struccarla mentalmente, ad eliminare make-up,  abbronzatura , colata di gel e vestiti firmati. E immaginarla a casa con la tuta, i capelli unti e crespi e il pinzettone. Pensandoci non l’ho mai vista con i capelli legati ...  sempre freschi di shampoo e di piega. Mai una coda, non li ha mai legati nemmeno un po’ dietro. Avrà le orecchie a sventola. Sono certa abbia le orecchie a sventola. E magari quel profilo francese non è un dono di madre natura ma un regalino del paparino chirurgo.  Poteva fare qualcosa anche per le orecchie!!!
 E così mi sono persa tra i miei pensieri più cupi e l’ho immaginata appuntare meticolosamente le calorie ingerite, abbuffarsi di finocchio e acqua. Perché millanterà pure un metabolismo felice ma la verità è che nessuno l’ha mai vista mangiare. E l’ho immaginata in preda al panico scendere dal letto e ingozzarsi di nutella, poi degli avanzi di lasagna, poi dei biscotti dietetici e poi ancora dei wurstel  freddi e crudi. Infilarsi tutto in gola...vorace ...   con le sue mani delicate e curate. E l’ho immaginata curva sulla tazza, i capelli sporchi di vomito ... e poi ammazzarsi di addominali e di ore e ore sul tappetino mentre nell’mp3 risuona forte e chiara la voce del prof e della sua dannata Billroth.
Quando il prof è andato via sul mio quaderno avevo appuntato solo la data e il titolo della lezione. In compenso avevo  scoperto che la signorina Miryam- perfezione ed io abbiamo molte cose in comune. Lei è solo più brava, più forte. Perché riesce ad essere costante, perché riesce a controllarsi. In realtà anche io con gli anni ho affinato la mia tecnica. Non vomito. Non più. Non mi infilo lo spazzolino in gola né mi corrodo le dita con il succo gastrico. Non soffoco i conati, non cerco di coprirli con il rumore dello sciacquone. Sostengo di avere la sindrome del colon irritabile ma la verità è che  mi drogo di purganti, di portolac, di laevolac, persino di polietilenglicole come quando , ai tempi delle esercitazioni in endoscopia, avevo rubato una decina di bustine di isocolan, quelle che si mettono in 2 litri di acqua e che si prendono per la preparazione alla colonscopia.  Devastante. Perché si, sono una ladra. Sono una ladra anche se le uniche cose che ho rubato in vita mia sono stati  dei lassativi. Lassativi ed una penna profumata di  10 colori in prima elementare che avevo abilmente sottratto alla ragazzina seduta dietro di me. E il pomeriggio, invece di riempire la paginetta di A o B o chissà cosa, mi ero messa a tirare linee colorate ed annusare,  e a fare fiori e alberi e nuvole e stelle e soli ...  e ad una bambina dai capelli scuri avevo disegnato un sorriso enorme che strabordava dal faccino paffuto.  Annusavo i miei disegni ed ero felice. ma, a soli sei anni, ho scoperto che la felicità non dura. E  la sconfitta si  presentò  nei panni di Madre che urlante mi intimò di restituire la penna. Hai fatto piangere un’altra bambina -  mi  disse - sei stata cattiva!!! Umiliata e pentita lo feci. E la bambina a cui mentii dicendo  di averla presa per sbaglio non si era nemmeno accorta del furto, ne aveva altre 2. E prendendo la penna dalle mie mani la scaraventò nello zainetto aperto prima di tornare a giocare con le amichette. Povera penna triste e sola nel fondo buio dello zainetto della bimba senza cuore.  Ma con 3 penne profumate.

mercoledì 7 marzo 2012

Missing puzzle piece


Nella mia vita manca qualcosa. Un piccolo eppur essenziale pezzo per completare il puzzle. Me ne sono accorta stamattina. All’improvviso. Percorrevo la strada di sempre, quella che mi porta in ospedale per il tirocinio pre-laurea. Un camion mi ha tagliato la strada. Correvo. Ho frenato fermandomi a pochi centimetri. Pochi centimetri e poi l’impatto. È stato un riflesso istintivo, primordiale. Non c’è stata volontà nel salvarmi.

Per tutta la giornata però ho avuto davanti agli occhi l’imponente camion, il suono forte di un clacson che ti risveglia dal torpore. Potevo morire. E non mi sarebbe dispiaciuto. Ultimamente sopravvivo, nulla più. Nemmeno in questo riesco a scegliere. Non decido di morire. Ma non vivo. Non è vigliaccheria la mia. Forse è una speranza. La speranza che domani possa essere diverso, migliore. Intanto aspetto. Aspetto il cambiamento della mia vita. Ed ho paura. Una paura folle e paralizzante.